Il tema della compartecipazione comunale al pagamento delle rette nelle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie rappresenta oggi una delle criticità più urgenti per la tenuta dei bilanci comunali.
La carenza di un quadro normativo e regolativo chiaro ha determinato negli anni esborsi ingenti per i Comuni e numerosi contenziosi legali che non sono più casi isolati, ma stanno emergendo in numero crescente in molte regioni.
Secondo una stima di ANCI, dall’esame dei dati di bilancio relativi alle annualità 2021 e 2022 (confermata anche dalle Regioni e dai dati ISTAT dell’ “Indagine sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli o associati”, relativa all’anno 2022) i Comuni spendono complessivamente oltre 1 miliardo di euro per integrare le rette dei cittadini non autosufficienti.
Si tratta di importi ingenti con una tendenza all’aumento che rischiano di tradursi, conseguentemente, in una contrazione dell’offerta dei servizi.
L'impatto della giurisprudenza
La stabilità finanziaria dei Comuni è messa a dura prova da un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. In particolare alcune recenti sentenze del Consiglio di Stato (es. caso citato nell’articolo comune di Maser) hanno chiarito come, per definire il livello di compartecipazione, debba essere utilizzato l'ISEE quale unico indicatore. Di conseguenza per i Comuni, non è più possibile applicare regolamenti locali che tengano conto anche della reale situazione patrimoniale della persona e dei figli, anche se abbienti. Il rischio concreto, segnalato da numerosi Sindaci, è il default finanziario degli enti e un aumento delle ingiustizie sociali.
Tale tema richiama infatti la questione più ampia dell’adeguatezza e dell’aderenza del parametro dell’ISEE alla reale situazione economica dei singoli cittadini e delle loro famiglie. L'attuale sistema sta creando una distorsione paradossale: i Comuni si trovano a dover compartecipare ai costi di degenza anche per persone che avrebbero invece capacità economiche per contribuire, disperdendo così risorse che potrebbero finanziare l’allargamento dei servizi per chi oggi resta escluso.
L’Indennità di Accompagnamento
Una delle principali criticità risiede proprio nell'indennità di accompagnamento erogata dall'INPS. La normativa vigente prevede la sospensione dell'indennità in caso di ricovero gratuito, ma non disciplina i casi di inserimento in strutture h24 che prevedono una compartecipazione al costo della retta.
L'attuale assetto determina in realtà una sostanziale duplicazione della spesa pubblica: lo Stato eroga un'indennità per l'assistenza continua e, contemporaneamente, il Comune interviene finanziariamente per la medesima finalità assistenziale (la finalità dell’accompagnamento verrebbe infatti “assolta” dall’inserimento in struttura).
Al fine di garantire la sostenibilità del sistema per i Comuni e una maggiore equità verso i cittadini, è necessario un intervento legislativo urgente volto a chiarire che l’indennità di accompagnamento, pur restando esclusa dal calcolo ISEE, possa concorrere al pagamento della componente assistenziale della retta.
Ciò permetterebbe di ottimizzare le risorse disponibili, evitando una duplicazione della spesa pubblica, in cui lo Stato eroga un contributo per l'assistenza e il Comune interviene finanziariamente per la medesima finalità, permettendo di liberare fondi per potenziare i servizi territoriali allargando la platea dei beneficiari.
Iniziative istituzionali in corso
A fronte di queste criticità, l’ANCI ha posto da tempo all’attenzione dei Ministeri competenti, insieme alle Regioni, le difficoltà segnalate dai Comuni.
Abbiamo ottenuto l'attivazione di tavoli tecnici presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Dipartimento per le politiche della famiglia con l’obiettivo di aggiornare il Regolamento ISEE (DPCM n. 159/2013) per renderlo più aderente alla reale situazione economica delle famiglie e per affrontare la questione della compartecipazione alla spesa per le prestazioni erogate in ambienti residenziali a ciclo continuativo, in chiave di una maggiore equità e sostenibilità del sistema.
In tali sedi è stata ribadita la necessità di un intervento legislativo che consenta di superare l’attuale impianto, introducendo criteri più equi e sostenibili per la determinazione della compartecipazione alla spesa, individuando parametri non basati esclusivamente sull’ISEE e più aderenti alla reale situazione economica dei cittadini e delle famiglie interessate. Tuttavia i lavori dei tavoli dopo l’inziale avvio sembrano al momento essersi fermati senza arrivare ad una soluzione concreta.
È necessario che i lavori dei tavoli tecnici vengano ripresi al più presto per poter arrivare ad una soluzione concreta di un problema che non è più solo una questione di “bilancio”, ma un presupposto indispensabile per garantire la tenuta stessa del sistema di welfare locale.
La carenza di un quadro normativo e regolativo chiaro ha determinato negli anni esborsi ingenti per i Comuni e numerosi contenziosi legali che non sono più casi isolati, ma stanno emergendo in numero crescente in molte regioni.
Secondo una stima di ANCI, dall’esame dei dati di bilancio relativi alle annualità 2021 e 2022 (confermata anche dalle Regioni e dai dati ISTAT dell’ “Indagine sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli o associati”, relativa all’anno 2022) i Comuni spendono complessivamente oltre 1 miliardo di euro per integrare le rette dei cittadini non autosufficienti.
Si tratta di importi ingenti con una tendenza all’aumento che rischiano di tradursi, conseguentemente, in una contrazione dell’offerta dei servizi.
L'impatto della giurisprudenza
La stabilità finanziaria dei Comuni è messa a dura prova da un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. In particolare alcune recenti sentenze del Consiglio di Stato (es. caso citato nell’articolo comune di Maser) hanno chiarito come, per definire il livello di compartecipazione, debba essere utilizzato l'ISEE quale unico indicatore. Di conseguenza per i Comuni, non è più possibile applicare regolamenti locali che tengano conto anche della reale situazione patrimoniale della persona e dei figli, anche se abbienti. Il rischio concreto, segnalato da numerosi Sindaci, è il default finanziario degli enti e un aumento delle ingiustizie sociali.
Tale tema richiama infatti la questione più ampia dell’adeguatezza e dell’aderenza del parametro dell’ISEE alla reale situazione economica dei singoli cittadini e delle loro famiglie. L'attuale sistema sta creando una distorsione paradossale: i Comuni si trovano a dover compartecipare ai costi di degenza anche per persone che avrebbero invece capacità economiche per contribuire, disperdendo così risorse che potrebbero finanziare l’allargamento dei servizi per chi oggi resta escluso.
L’Indennità di Accompagnamento
Una delle principali criticità risiede proprio nell'indennità di accompagnamento erogata dall'INPS. La normativa vigente prevede la sospensione dell'indennità in caso di ricovero gratuito, ma non disciplina i casi di inserimento in strutture h24 che prevedono una compartecipazione al costo della retta.
L'attuale assetto determina in realtà una sostanziale duplicazione della spesa pubblica: lo Stato eroga un'indennità per l'assistenza continua e, contemporaneamente, il Comune interviene finanziariamente per la medesima finalità assistenziale (la finalità dell’accompagnamento verrebbe infatti “assolta” dall’inserimento in struttura).
Al fine di garantire la sostenibilità del sistema per i Comuni e una maggiore equità verso i cittadini, è necessario un intervento legislativo urgente volto a chiarire che l’indennità di accompagnamento, pur restando esclusa dal calcolo ISEE, possa concorrere al pagamento della componente assistenziale della retta.
Ciò permetterebbe di ottimizzare le risorse disponibili, evitando una duplicazione della spesa pubblica, in cui lo Stato eroga un contributo per l'assistenza e il Comune interviene finanziariamente per la medesima finalità, permettendo di liberare fondi per potenziare i servizi territoriali allargando la platea dei beneficiari.
Iniziative istituzionali in corso
A fronte di queste criticità, l’ANCI ha posto da tempo all’attenzione dei Ministeri competenti, insieme alle Regioni, le difficoltà segnalate dai Comuni.
Abbiamo ottenuto l'attivazione di tavoli tecnici presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Dipartimento per le politiche della famiglia con l’obiettivo di aggiornare il Regolamento ISEE (DPCM n. 159/2013) per renderlo più aderente alla reale situazione economica delle famiglie e per affrontare la questione della compartecipazione alla spesa per le prestazioni erogate in ambienti residenziali a ciclo continuativo, in chiave di una maggiore equità e sostenibilità del sistema.
In tali sedi è stata ribadita la necessità di un intervento legislativo che consenta di superare l’attuale impianto, introducendo criteri più equi e sostenibili per la determinazione della compartecipazione alla spesa, individuando parametri non basati esclusivamente sull’ISEE e più aderenti alla reale situazione economica dei cittadini e delle famiglie interessate. Tuttavia i lavori dei tavoli dopo l’inziale avvio sembrano al momento essersi fermati senza arrivare ad una soluzione concreta.
È necessario che i lavori dei tavoli tecnici vengano ripresi al più presto per poter arrivare ad una soluzione concreta di un problema che non è più solo una questione di “bilancio”, ma un presupposto indispensabile per garantire la tenuta stessa del sistema di welfare locale.
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