Abbiamo inviato alla Regione del Veneto il progetto V.I.T.E. – Veneto e Istria insieme per il Territorio e l’Enoturismo, la nostra candidatura al Bando Gemellaggi 2026. Un gesto che non è solo amministrativo: è un atto di fiducia, di visione, di identità. È la scelta di dire che Tribano non si chiude, non si accontenta, non resta ferma. Tribano dialoga, cresce, si apre all’Europa.
Il vino come lingua comune
Tra Tribano e Buie corre una storia che non ha bisogno di traduzioni: quella della terra, dei filari, delle mani che potano, raccolgono, trasformano.
Il vino è la nostra grammatica condivisa.
È cultura, è lavoro, è famiglia.
È un modo di stare al mondo.
Con V.I.T.E. abbiamo deciso di partire da qui: dalla tradizione agricola che ci unisce, dalla capacità dei nostri produttori di innovare senza perdere l’anima, dalla bellezza di due territori che hanno imparato a parlare la stessa lingua attraverso il profumo dei vitigni.
Due giornate, un ponte che resta
Il progetto prevede due giornate di scambio: una a Buie, una a Tribano.
Visite nelle cantine, confronti tecnici, degustazioni guidate, una tavola rotonda sulla viticoltura del futuro.
E poi un risultato che resterà nel tempo: la Carta dei Vini di Tribano e Buje, una guida congiunta per l’enoturismo, un racconto di territori che si riconoscono e si rispettano.
La forza delle comunità
Dietro questo progetto c’è una squadra.
C’è il lavoro attento di Nicolò Capuzzo e Chiara Berto, la collaborazione preziosa della Pro Loco Tribano, la disponibilità delle associazioni agricole e delle realtà produttive.
C’è la convinzione che un territorio cresce quando le sue persone decidono di crescere insieme.
Tribano investe, Tribano costruisce
Ora attendiamo il responso della Regione.
Ma qualunque sarà l’esito, una cosa è certa: Tribano ha scelto la strada giusta.
Quella delle relazioni, della cooperazione, della cultura che diventa sviluppo.
Quella dei ponti, non dei confini.
Perché ci sono progetti che non si misurano solo in contributi, ma in visioni.
E V.I.T.E. è una visione che parla di futuro, di sostenibilità, di comunità.
Tribano c’è.
Tribano cresce.
Tribano cammina con le sue radici ben piantate nella terra, e lo sguardo rivolto all’Europa.
Il vino come lingua comune
Tra Tribano e Buie corre una storia che non ha bisogno di traduzioni: quella della terra, dei filari, delle mani che potano, raccolgono, trasformano.
Il vino è la nostra grammatica condivisa.
È cultura, è lavoro, è famiglia.
È un modo di stare al mondo.
Con V.I.T.E. abbiamo deciso di partire da qui: dalla tradizione agricola che ci unisce, dalla capacità dei nostri produttori di innovare senza perdere l’anima, dalla bellezza di due territori che hanno imparato a parlare la stessa lingua attraverso il profumo dei vitigni.
Due giornate, un ponte che resta
Il progetto prevede due giornate di scambio: una a Buie, una a Tribano.
Visite nelle cantine, confronti tecnici, degustazioni guidate, una tavola rotonda sulla viticoltura del futuro.
E poi un risultato che resterà nel tempo: la Carta dei Vini di Tribano e Buje, una guida congiunta per l’enoturismo, un racconto di territori che si riconoscono e si rispettano.
La forza delle comunità
Dietro questo progetto c’è una squadra.
C’è il lavoro attento di Nicolò Capuzzo e Chiara Berto, la collaborazione preziosa della Pro Loco Tribano, la disponibilità delle associazioni agricole e delle realtà produttive.
C’è la convinzione che un territorio cresce quando le sue persone decidono di crescere insieme.
Tribano investe, Tribano costruisce
Ora attendiamo il responso della Regione.
Ma qualunque sarà l’esito, una cosa è certa: Tribano ha scelto la strada giusta.
Quella delle relazioni, della cooperazione, della cultura che diventa sviluppo.
Quella dei ponti, non dei confini.
Perché ci sono progetti che non si misurano solo in contributi, ma in visioni.
E V.I.T.E. è una visione che parla di futuro, di sostenibilità, di comunità.
Tribano c’è.
Tribano cresce.
Tribano cammina con le sue radici ben piantate nella terra, e lo sguardo rivolto all’Europa.
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